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1353, il marchese
Aldobrandino d'Este concesseSpilamberto in feudo alla famiglia
Rangoni, investitura che fu, poi, riconfermata nel 1454 insieme
alle ville di Corticella, San Vito, Collecchio, Castelvetro,
Castelnuovo, Levizzano, Torre di Gaiato, Campiglio e Rosola. Delle
istituzioni comunali, senza dubbio già formate a partire dal sec.
XIII, si trova conferma nell'atto del 18 aprile 1379 (2), con il
quale il marchese Niccolò II d'Este, riservandosi il diritto di
nominare il podestà di Spilamberto, elesse a tal carica Gherardo
de' Cavezzi. Nonostante la presenza del Comune già da epoche
precedenti, i primi documenti, tuttora conservati nell'archivio
storico comunale, datano a partire dal 1475 ed acquisiscono
maggior rilievo soprattutto con i primi decenni del '500 (estimi,
catasti, colte e tasse). Nel 1561, a testimonianza di un istituto
comunale già organizzato ed attivo, risalgono i primi registri
relativi ai "partiti" ossia verbali delle sedute degli
organi collegiali deliberanti della Comunità di Spilamberto, il
cui territorio arrivò a comprendere, nella metà del secolo
diciottesimo, oltre al capoluogo, anche le ville di Torre, Gorzano
e San Vito. La signoria della potente famiglia Rangoni, diede
impulso alla vita sociale ed economica del paese, come attestano
ampiamente le carte prodotte ed acquisite delle varie magistrature
comunali. Nel 1610, tra l'altro, Giulia e Baldassarre Rangoni
realizzarono, entro il borgo di Spilamberto, una grande filanda
per la lavorazione dei bozzoli, al fine di ottenere, con l'ausilio
dell'acqua dei due canali, la seta. La filanda, primo insediamento
"industriale" degli stati estensi, continuò la propria
attività fino ai primi decenni del '900. "Giace questa
terra", scriveva nel 1788 il Ricci (3), "in luogo
amenissimo reso ancor più vago dalla signoril rocca e dalle
ornate chiese e contrade e dall'ingegnoso edificio di un filatoio
che vien detto il più antico dopo quelli di Bologna. Presso lo
sbocco del rio Pisciarotta nel rio Secco scaturisce fra gli strati
di ghiaia e di creta un'acqua leggerissima che ha molte proprietà
dell'acque di Brandola, come ne assicurano più felici
esperimenti". "Ha la propria adunanza di reggenti, a cui
sono soggette le ville di Spilamberto e di San Vito. Vi sono due
parrocchiali, una plebana col titolare di S.Giovanni Battista,
l'altra col titolare di S.Adriano filiale della pieve suddetta ed
una altra chiesa sussidiale col titolare de'SS.Vito e
Modesto".
Con l'abolizione dei feudi, nel 1796, il marchesato Rangoni venne
soppresso ed il territorio di Spilamberto, nel periodo
napoleonico, venne circoscritto al capoluogo ed alla sola villa di
San Vito. Con la restaurazione, in base alla nuova distrettuazione,
al Comune vennero aggregate le antiche comunità di Castelnuovo
Rangone e Castelvetro, che ne divennero "sezioni".
Passata nel 1850 la sezione di Castelvetro al COmune di Vignola,
nel 1860, con il decreto Farini, rimase a Spilamberto la sola
frazione di San Vito. |