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l’antica
porta d’accesso come "Torre dell’orologio" e una
precisa traccia nello stemma comunale. Il Castello fu posseduto
dai Faentini, poi dai Monaci Benedettini di S.Maria in Cosmedin di
Ravenna fino al 1377, poi dalla chiesa romana. In posizione
strategicamente rilevante divenne oggetto di contesa fra i vari
Signori della Romagna. Nel 1444 divenne di proprietà dei Duchi
d’Este (Ferrara) fino al 1501, anno in cui tornò di proprietà
della chiesa. Dopo il 1859 S.Agata fu unita alla Provincia di
Ravenna e nel 1863 con Decreto Regio, assunse l’attuale
denominazione: S.Agata sul Santerno. Prima era S.Agata Ferrarese.
Rastrellamenti frequenti e feroci bombardamenti a tappeto diedero
a S.Agata sul Santerno un primato di dolore e di distruzione
uguagliata da pochi altri paesi della nostra tormentata Romagna
durante l’ultimo conflitto mondiale (1940-1945). Negli ultimi 5
mesi di guerra il paese fu giornalmente bersagliato da granate.
Finalmente nella mattinata del 12 Aprile 1945 la liberazione: gli
alleati della "testa di ponte" della località
denominata "Fiume vecchio" entrarono e liberarono il
territorio santagatese dall’occupazione tedesca. Il territorio
del Comune di S.Agata sul Santerno è completamente tracciato in
modo perfetto dal reticolato romano: la regolarità quasi perfetta
della rete viaria si estende a scacchiera; le varie strade si
incontrano ad angolo retto e distano l’una dall’altra poco più
di 700 metri. Dove l’antica strada manchi, quasi sicuramente
c’è almeno un fossato o un confine di proprietà ad indicare in
qualche modo l’antica centuriazione della colonizzazione romana.
Il confine naturale del territorio santagatese ad ovest è lo
scolo "Canalazzo", residuo del vecchio letto del fiume
Santerno, che ancora nell’alto medio evo andava a sfociare nelle
basse paludose fra S.Agata e Conselice. Solo nel secolo XVIII il
corso del fiume Santerno (latinamente "Vatrenus" o
"Vaternus" nome di chiara derivazione etrusca) venne
definitivamente rettificato ed acquistò l’aspetto definitivo
che ora vediamo. Poi negli ultimi anni del secolo scorso, per
sicurezza, furono eliminate le anse, che ora a monte della
S.Vitale costituiscono il cosiddetto "fiume vecchio". Si
tratta di una serie di meandri sui quali corrono ancora i confini
amministrativi ed ecclesiastici; sono di grande interesse
scientifico: qui, infatti, è possibile studiare dal vero i
terrazzi fluviali ed ammirare piante e fiori ormai rari. |