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San
Mauro Pascoli deve la sua origine a zingari o avanzi di invasioni
barbariche, ivi stabilitisi, benché ciò sia provato solo da una
rimostranza fatta dagli abitanti di S. Mauro a Clemente VIII nel
1596 e dall'essere stati, questi abitanti, sempre chiamati per
disprezzo "zingari" dai loro vicini di Savignano. Nel
1191 è nominato per la prima volta come "Fundum Sancti Mauri"
ed esisteva già una chiesa dedicata a S. Mauro, vescovo di
Cesena. Nel 1371 è detto "Villa Sancti Mauri" munita di
una piccola rocca e di 37 focolari. Nel 1378 faceva parte del
territorio di Savignano, col quale fu sempre in lotta, assieme a
Donigallia, Giovedia ed altre terre alla destra dell'Uso.
Successivamente fu "tomba" dei Malatesta, quindi tornò
a dipendere da Savignano come appodiato. Papa Pio II concesse (e
poi tolse per punizione) il "Castrum Sancti Mauri et tenuta
lovediae" ad Antonello Zampeschi, signore di Forlimpopoli,
per l'aiuto ricevutone contro i Malatesta. Passò poi a Girolamo
Riario quindi, nel 1484, di nuovo agli Zampeschi finché, nel
1491, l'intervento dei Cesenati condusse all'occupazione e
distruzione della Rocca. Nel 1504 Giulio II |

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riconsegnò
San Mauro alla famiglia Zampeschi poi, nel 1590, il territorio
passò definitivamente alla Camera Apostolica. Verso la fine del
XVII secolo il Castello fu nuovamente distrutto e San Mauro ancora
una volta aggregata a Savignano fino al 1827, anno in cui il
Cardinale legato ne dispose la separazione, erigendolo a comune
autonomo. Nel 1932 la denominazione del comune venne modificata
con regio decreto: San Mauro di Romagna divenne San Mauro Pascoli.
La seconda guerra mondiale lo distrusse quasi completamente: fra i
due modesti corsi d'aequa, il Rubicone e l'Uso, la guerra ristagnò
per diverse settimane con effetti terribili. Oggi il paese è
ritornato quel fiorente centro calzaturiero ed agricolo che era,
con un attivo risvolto turistico. |