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Sullo spartiacque che divide la valle del
Savena da quella dell'Idice, sorge il nucleo urbano di Monghidoro
e si snoda, tra il verde panoramico dell'Appennino tosco-emiliano,
la storica Strada Statale 65 della Futa che congiunge la Bologna
medievale alla Firenze rinascimentale. Il territorio del Comune di
Monghidoro si estende per circa 4820 ettari; le quote altimetriche
variano da un minimo di 400 metri slm a nord-est, ad un massimo di
1290 metri slm a sud, corrispondenti alla cima dell'Alpe,
considerata zona particolarmente interessante dal punto di vista
naturalistico. La conformazione geolitologica, in cui predomina il
Flysch arenaceo-marnoso, conosciuto appunto come "formazione
di Monghidoro" e consistente nell'alternanza di banchi di
arenaria con strati marnosi, ha consentito in passato l'apertura
di numerose cave e il lavoro di
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valenti scalpellini. Altra attivita' di
rilevante importanza, esercitata nel monghidorese fino agli anni
cinquanta,collegata alle risorse naturali, fu quella che si
svolgeva all'interno dei numerosi mulini presenti sul corso dei
torrenti Idice e Savena e dei loro affluenti. Oggi alcune vestigia
ben conservate, ne consentono una suggestiva rivisitazione, da
effettuarsi con una salutare camminata, all'interno di uno
scenario naturale ancora incontaminato (la strada dei mulini).La
storia di Monghidoro si perde, almeno per quanto riguarda il
toponimo, ai tempi degli Ostrogoti, dei Bizantini, dei Longobardi
e delle loro scorrerie lungo lo stivale italico; più o meno
tredici secoli fa, quando uno stanziamento di Goti sulle nostre
montagne fu sufficientemente duraturo da passare ai posteri il
toponimo "Mons Gothorum" (Monte dei Goti) da cui derivò,
molto probabilmente, Monghidoro.
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