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Mesola
sorge sulla riva destra del Po di Goro, al limite settentrionale
della provincia e della regione Emilia Romagna. La sua storia è
legata alle vicende del Po e alla dominazione estense, di cui
resta uno splendido castello, residenza di caccia dei duchi. Le
prime attestazioni del sito risalgono al XIII secolo ed
individuano l'isola di Mesola come un luogo più alto, emerso dai
detriti depositati dal Po durante le alluvioni: le terre erano
probabilmente divise tra le famiglie di Ariano. Nel 1490 divenne
proprietà degli Estensi e sotto il ducato di Alfonso II, nella
seconda metà del Cinquecento, diventò una vera e propria
residenza: fu costruito il Castello ai margini di un ampio spazio
recintato con mura. Sempre in questo periodo iniziarono le
bonifiche, che lasciano nel comune di Mesola come manufatto la
Torre Abate. Dal 1598 il paese tornò sotto il governo pontificio
e cominciò la sua decadenza: gli abitanti dovettero subire le
battaglie con la Repubblica di Venezia. il Taglio di Porto Viro
(1604), inoltre, annullò tutte le opere di bonifica prima
realizzate e fece progressivamente avanzare la linea di costa
verso sud-est (al 1734 si era |
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spostata
di circa 20 km). In seguito ad un matrimonio combinato tra
Beatrice, figlia di Ercole III d'Este e Ferdinando Carlo, figlio
di Maria Teresa d'Austria, nel 1758 Mesola passò alla casa
d'Austria ed ebbe una ripresa economica: si insediarono alcune
attività industriali, quali la lavorazione del tabacco e la
distillazione di alcool. Tornata dopo pochi anni allo Stato
Pontificio, Mesola venne ceduta a Napoleone nel 1797 (Trattato di
Tolentino). Nel secolo successivo i passaggi di proprietà furono
tantissimi, finché, nel 1911, il castello, le terre e le valli
furono vendute alla Società Bonifica Terreni Ferraresi, che
ultimarono le bonificazioni delle terre. Il centro del paese,
oltre all'imponente Castello Estense, che oggi accoglie un Centro
di Educazione Ambientale, ospita la chiesa parrocchiale, dedicata
alla Natività di Maria Santissima, che risale al 1750 e conserva
due codici miniati e un reliquario di scuola veneta, di un certo
pregio. |