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L'antico
abitato di Lagosanto risale addirittura all'epoca di Spina (VI
sec. a.C.), quando il territorio era composto da grandi distese
paludose, interrotte da pochi dossi più elevati. Le bonifiche
degli anni Venti hanno portato alla luce antiche necropoli
etrusche e romane, nei pressi di via Tombe, i cui resti sono oggi
conservati nel Museo Archeologico di Spina a Ferrara. Con la
diffusione del Cristianesimo si insediarono i monaci benedettini,
che edificarono diverse chiese, come il monastero di Cella Volana, |

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la
chiesa di San Gervaso. In particolare si ricorda il monaco
Appiano, vissuto tra il Settecento e l'Ottocento. Questo
benedettino, noto per aver incentivato la raccolta del sale, si
era stabilito in località Vignole, a nord di Lagosanto, dove i
cittadini eressero una chiesa in suo onore. Anche il toponimo va
ricondotto alla vita del monaco: Lago Santo significava Laguna del
Santo (Appiano). In alcuni documenti medievali è chiamato anche
Carbonara, poiché venivano sfruttate le foreste di Boschetto,
Isola e Vaccolino per trarne legna e ricavarne carbone. Inglobato
nei possedimenti di Pomposa prima, e degli Estensi poi, Lagosanto
poté comunque sempre disporre autonomamente delle proprie terre,
fino all'arrivo di Napoleone, che vendette a Comacchio le tre
valli maggiori, Isola, Trebba e Ponti. Nonostante le forti
proteste, il comune restò sempre penalizzato, anche quando nel
1927 gli furono assegnati d'arbitrio i confini attuali. Tutte le
vicende storiche sono sempre state accompagnate da continui
tentativi di bonifica e prosciugamento di un'area che per natura
tendeva all'impaludamento: per questo le attività principali
erano la pesca e la caccia. Nel decennio 1872-82, grazie alla
legge Baccarini, iniziarono le grandi opere di bonifica meccanica:
fu costruito l'impianto idrovoro di Marozzo (oggi sostituito da un
nuovo impianto realizzato nel 1986) e dopo pochi decenni l'attività
prevalente diventò l'agricoltura. Tra le emergenze
architettoniche si ricordano la chiesa di Santa Maria della Neve,
del XVI secolo, la chiesa di San Pio X, che conservò pregevoli
statue e ceramiche artistiche e quella di Sant'Appiano a Marozzo,
con 12 notevoli vetrate policrome. |