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Ufficialmente
si fa risalire l'origine del nome a Caput Gauri = capo di foce,
riferito al luogo dove il Po di Volano si ricongiungeva al ramo
del Po di Goro. Esiste anche un'altra attestazione di toponimo di
età romana, Neruma o Neroma/Neronia, la cui origine è tuttora
controversa: alcuni la riconducono al terreno nero, dovuto alla
zona paludosa (non a caso una frazione porta il nome Torbiera),
altri alla Fossa Neronia che collegava un tempo Ariano al Capitis
Gauri Vicum (il villaggio di Codigoro). La storia di Codigoro è
legata alla prestigiosa Abbazia di Pomposa, il quarto monumento
nazionale per numero di visitatori annui, che ebbe grande rilievo
culturale, civile e religioso nei secoli attorno al Mille e che
esercitava il suo potere su un territorio vasto dalla Romagna al
Veneto. Codigoro sorse sull'antica via Popilia, che collegava
Rimini ad Aquileia. L'espansione del centro cominciò nei secoli
VI e VII, quando, con la decadenza dell'impero Bizantino, si
affermò la Chiesa Ravennate: l'insediamento dei monaci
benedettini fu ufficiale |

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nel
874 ed ebbe vita in un luogo strategico, l'Insula Pomposiana,
vicino ad un fitto bosco, su un cordone dunoso, al riparo dalle
inondazioni. Nel secolo XII, dopo la rotta di Ficarolo del 1153
che ne modificò per sempre il corso, il Po subì vari
dirottamenti, seguiti da inondazioni ed impaludamenti dei terreni,
con il conseguente impoverimento delle attività commerciali.
Furono proprio i monaci benedettini dell'Abbazia ad intraprendere
le prime grandi opere di prosciugamento ed a risollevare le
attività commerciali. Gli sforzi compiuti non furono sufficienti
ad impedire il progressivo impaludamento del terreno, finché nel
1550 i monaci abbandonarono Pomposa (solo alcuni rimasero fino al
1600).
Durante la dominazione estense gli abitanti di Codigoro si
distinsero in attività commerciali ed artistiche, quali l'arte
della miniatura. Anche gli Estensi tentarono le opere di bonifica,
ma senza successo, anche a causa dell'uso di mezzi inadeguati.
Tutto fu comunque distrutto quando, nel 1604, con il taglio di
Porto Viro, il corso del Po fu deviato dai Veneziani a sud, per
evitare la chiusura della laguna di Venezia. I canali nel polesine
di Ferrara si chiusero progressivamente e la situazione migliorò
solo dopo l'Unità d'Italia, grazie alla bonifica meccanica. Nel
1875 fu costruito il primo impianto idrovoro di "Acque
alte", alla periferia di Codigoro e in poco tempo furono
prosciugati ben 56.000 ettari di terreno. In questo periodo il
paese risentì di una forte immigrazione, dal Veneto e dalla
Romagna. A Codigoro funzionano due idrovore, ancora oggi tra le più
imponenti d'Europa. Le bonificazioni si sono concluse nel 1970.
Sulla Riviera Cavallotti, che costeggia il Po di Volano, sorgeva
la chiesa di San Martino, che nel 1535 fu completamente distrutta.
Al suo interno era ubicato un dipinto di Benvenuto Tisi da
Garofalo, una Vergine con S. Martino e Santa Lucia, che fu venduto
alla Galleria degli Uffizi di Firenze nel 1921. L'attuale
parrocchia risale al 1952. Sempre lungo la Riviera si possono
vedere il Palazzo del Vescovo, sede del Centro Culturale di
Codigoro e il Monumento allo Scariolante, protagonista delle opere
di bonifica. Di pregio è anche la Casa Tagliata, oggi abitazione
privata, che era un antico casino di caccia estense. Tra Pomposa e
Volano c'è la chiavica dell'Agrifoglio, manufatto che
testimoniale bonifiche attuate da Alfonso II d'Este nel XVI
secolo. In località Volano meritano attenzione i casoni di valle
posti nell'oasi di Canneviè e la Torre della Finanza, del XVI
secolo. Oltre all'area di Canneviè e alla Foce del Po di Volano,
esistono altre realtà di grande valore ambientale, come la
Garzaia, presso il vecchio zuccherificio di Codigoro e Bosco
Spada, vicino a Pomposa. |