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1624 l'oratorio fu elevato
alla dignità parrocchiale, sottraendo quindi la comunità alla
cura d'anime di Cavezzo. Al 1663, sollecitati dal parroco don
Carlo Malavasi, sono da porsi i lavori per la costruzione del
tempio attuale che non dimostra particolari pregi architettonici:
la facciata, settecentesca, è sobriamente organizzata in due
ordini di lesene poco pronunciate sui rispettivi basamenti, con
due ali laterali appena accennate. La compattezza della superficie
muraria è appena mossa dalla porta, dal finestrone centrale e
dalle due nicchie che contengono statue in cotto settecentesche
del Santo eponimo Giovanni Battista e di Sant'Antonio da Padova.
L'interno, ad una navata con cappelle laterali, concluso da volta
a botte, conserva il pregevole altare maggiore tardobarocco in
policromo marmo di Verona risalente al 1760, attribuito a Pietro
Lumi e fatto costruire dall'allora parroco don Stefano Golinelli.
Decorava il presbiterio una balaustra marmorea voluta da don
Lodovico Castellazzi nel 1795, oggi non più esistente. |