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furono scoperte ben due,
rispettivamente alle MISIANE e ai confini col territorio di
Spilamberto (COLECCHIO). L'amigdaloide è ottenuta da un
ciotolo di diaspro ; l’uomo la lavorò con caratteri piuttosto
rozzi; tuttavia era uno strumento mirabile :con impugnatura che si
adatta, anatomicamente, molto bene alla mano e utilizzata come
strumento di difesa e di offesa. Era appuntita. In seguito,
in età medioevale, nell’anno 988 in un documento conservato
nell’Archivio benedettino di S.Pietro a Modena, Castelvetro
viene denominato “CASTROVETERE” “actum prope
Castrovetere in Oratorio Sanctae Mariae”. Solo più tardi, verso
il 1500, Castrovetere viene citato con l’attuale toponimo
CASTELVETRO, attraversato,
“nella valle” dal torrente “GHERLO”, chiamato poi GUERRO.
Ritornando dal 988 in avanti, vediamo che i secoli burrascosi e
guerreschi medioevali, costrinsero le popolazioni a costruire
opere fortilizie seguendo la “fortificatio” del Castrum
Romano. Nel secolo XI passa ai Benedettini residenti a NONANTOLA;
però l’abate RODOLFO diede investitura a Titolo di enfiteusi al
Marchese BONIFACIO di Toscana. Nel 1052 Bonifacio venne ucciso e
la celebre sua figlia Contessa MATILDE DI CANOSSA ereditò il
feudo di Castelvetro . Dopo la morte di MATILDE (1115) gli
Abati di Nonantola accordarono l’investitura di Castelvetro a
due illustre famiglie e cioè quella dei BECCAFAVA e quella dei
MANFREDI. Pochi anni dopo, Castelvetro fu poi annesso al
Comune di MODENA e quando si accese la guerra tra Guelfi e
Ghibellini, Castelvetro, come d’altronde Modena, era di tendenza
Ghibellina, favorevoli cioè all’imperatore germanico. Sempre
nel contesto tra Guelfi (favorevoli al Papa) e Ghibellini, avvenne
che il PAPA GIOVANNI XXII, alleato dei Guelfi, spinse le sue
soldatesche prima contro Modena, poi, sotto il comando di VERSUZIO
LANDO, pose l’assedio a Castelvetro. Nel 1326 il Castello fu
espugnato e distrutto. Il Pontefice poi, nel 1330 a nome della
Chiesa, a titolo di feudo, concedette Castelvetro a JACOPINO
RANGONE, uno dei costanti seguaci del Partito pontificio e poi in
seguito sempre alla stessa famiglia dei RANGONI. Nel 1501, 5
Giugno, ci fu un tremendo terremoto. “Nel contado poi della
città, alcuni castelli patirono assai, tra i quali Sassuolo e
Castrovetere, che ebbero rovine notabili, et spetialmente
Castrovetere, che oggidì è dell’Ill.mo Conte Fulvio Rangone”
(vedi “Liber memorialis Familiae Rangoniae” N. Rota, op.
cit.). I Rangoni si misero subito al lavoro per ricostruire il
Castello, tanto che già nel 1564 presso l’attuale corte in
Castello, soggiornò lo stesso TORQUATO TASSO (vedi lapide) e
anche CARLO SIGONIO. |